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Il posto e la sua storia

ll nostro Ostello si trova a Pieve di Gusaliggio, una piccola frazione del comune di Valmozzola (il comune della provincia di Parma col minor numero di abitanti).

 

Il nome del comune viene proprio dalla valle, tributaria sinistra della Valtaro, lungo la strada che congiunge Parma e La Spezia. Il suo territorio si estende dal fondovalle Taro, alla quota di 200m, sino al crinale delle montagne che la racchiudono: l'elevazione maggiore è il monte Barigazzo, 1270m. Buona parte del territorio è coperto da boschi di latifoglie coltivati a ceduo; una discreta superficie è tenuta a prato per lo sfalcio. Non vi sono, invece, estese aree destinate a coltivo. Dai monti che cingono la valle scendono diversi corsi d'acqua, tributari del rio principale, il Mozzola; tutti a regime torrentizio.

 


                   

Com'era prima

In passato la frazione di Pieve era il più importante tra gli insediamenti di questa valle.

 

Il castello, di cui restano solo pochi ruderi, che si scorgono solamente se si sa già dove andarli a cercare, risale all'XI° secolo. Intorno alla Pieve del XV° secolo si raccoglievano il palazzo del Comune, la Posta e la Banca; l'edificio dove si trova l'ostello era locanda e negozio: un "centro commerciale" ante litteram, che dava per primo il benvenuto a chi risaliva dal fondo valle lungo la strada comunale. A sentire quanti hanno potuto usufruire dei suoi servizi negli anni passati, si mangiava anche bene!

 

La condizione di relativa importanza è durata fino a non molti anni or sono: prima della Seconda Guerra Mondiale c'era ancora il Municipio, ancora una trentina d'anni fa c'erano

la Posta e la Banca. Erano tempi in cui l'agricoltura (di montagna) e l'allevamento davano da vivere a un discreto numero di persone: il massimo storico degli abitanti risale ai tempi tra le due guerre quando (al censimento del 1921) gli abitanti risultarono essere 3072. Certo che, abituati ai grandi insediamenti di  pianura, la cifra può far sorridere, ma bisogna considerare come la vita qui debba essere stata piuttosto dura e sicuramente faticosa. Ancora oggi, parlando con gli abitanti più anziani, si viene a dischiudere un mondo di ricordi, dove le strade che congiungevano le frazioni erano poco più che delle comode carrarecce, dove i lavori agricoli venivano compiuti usando i forti e mansueti buoi e la gente si spostava usualmente a piedi, qualche volta a cavallo. Quelli che ora appaiono pascoli e radure erano campi coltivati, e i boschi ospitavano molti più animali selvatici di quanti possiamo immaginare ora...

 


 

Com'è ora

L'emigrazione che ha caratterizzato la recente storia d'Italia ha pescato anche qui.

 

Non vi è famiglia dei residenti originari che non abbia parenti oltreoceano. Ma questa parte dell'Appennino è rimasta anche tagliata fuori dallo sviluppo economico e turistico che ha caratterizzato molte aree del nostro paese nel secondo dopoguerra, e così lo spopolamento della montagna ha finito per ridurre gli abitanti residenti a circa 600, in buona parte anziani. I servizi si sono spostati in aree "strategiche" e la frazione ha perso di importanza. Storia comune delle terre di montagna del nostro Paese, quel "sud diffuso" costituito dalle strisce periferiche che contornano la pianura industrializzata e terziarizzata (che di solito è anche devastata). 

 


    

Facendo il raffronto...

Il comune di Valmozzola si estende su circa 67 kmq.

 

Cifra che di per sè può dire poco. Per dare un'idea delle proporzioni, è utile confrontare il nostro affollamento con quello di un medio capoluogo di provincia e con una grande città del nord:

 

Città

Abitanti

Superficie
(kmq)

Densità di popolazione 
(abitanti per kmq)

Superficie procapite
(mq per abitante)

Milano

1.306.800
(al 30/11/2009)

183,77

7.111,06

141

Parma

184.476
(al 01/01/2010)

260,77

707,43

1.414

Valmozzola

614
(al 01/01/2009)

67

9,16

109.170

 

Se immaginiamo di mettere un Valmozzolese al centro di un cerchio che rappresenta lo spazio a sua disposizione, questo cerchio avrà un raggio di 186 metri. Un Parmense si troverà al centro di un cerchio di 21 metri. Un milanese, nelle medesime condizioni, potrà godere di un cerchietto di 6,7 metri  di raggio!

 

Sì, Valmozzola è una di quelle parti di mondo dove si sta ancora relativamente larghi, più larghi che altrove. E anche gli altri elementi  così presenti nella vita della metropoli e che a volte sembrano insopportabili. Qui non esiste un solo semaforo. Non vi sono parcheggi a pagamento. Non c'è la metropolitana: queste cose, qui, non servono! La Polizia Locale non si apposta con il telelaser dietro le curve, e non aspetta che scendiamo dall'auto per infilarci sotto il tergicristallo qualche antipatico promemoria.

 


 

Il rovescio della medaglia

Poca popolazione significa anche pochi servizi, e qualche scomodità.

 

In tutto il territorio comunale i negozi di generi alimentari si contano sulle dita di una mano, e così pure gli esercizi pubblici dove si può bere una birra chiacchierando con gli amici o prendersi una pizza, anche se in molti di essi si mangia proprio bene. Quando nevica forte prima di muoversi bisogna aspettare che passi lo spartineve. Ogni tanto l'energia elettrica va via per ore. Il cellulare non prende dappertutto. Il web 2.0... meglio non parlarne. Ma questo  rovescio della medaglia tutto sommato si accetta di buon grado, perché forse è il distintivo di questo angolino di mondo dove c'è ancora spazio e il respiro ha un ritmo che  altrove è ormai introvabile.

 


 

Come sarà?           

Una possibile rinascita potrà avvenire solo sposando un modello di sviluppo ritagliato sulle caratteristiche del territorio.

 

E' impensabile che in questi posti si possa ripercorrere la stessa strada seguita da altre aree dove lo sviluppo economico è stato più marcato. Semplicemente, qui quello sviluppo non è accaduto perché non c'erano le condizioni. Niente industria manifatturiera, niente turismo di massa. Ma ciò che potrebbe sembrare arretratezza è probabilmente la chiave in grado di aprire la porta di un domani basato su uno sviluppo più equilibrato, meno indirizzato a perseguire profitto immediato a scapito del futuro e di chi verrà dopo di noi.

 

Questo è un territorio ancora in buona parte integro che può essere un formidabile carta da giocare nella nostra povera Italia paesisticamente devastata; e già qualcuno è venuto a cercare questo tesoro proprio qui: i "transfughi" provenienti dalle città sono l'unica voce del bilancio demografico in aumento.

 

In gran parte sono persone attirate proprio dai grandi spazi che altrove, nella nostra sovrappopolata Italia del XXI secolo,  sono ormai solo un sogno. Molte di esse desiderano trascorrere qualche momento di relax nella quiete bucolica; ma molte sono anche quelle che cercano di svolgere un'attività economicamente rilevante, pur con tutte le difficoltà del caso.

Nel frattempo la vecchia locanda ha ospitato un "circolo", espressione del giusto desiderio di molti abitanti della valle di mantenere attivo quel modo di vivere che riconosceva migliore, un caposaldo di resistenza umana; ora questo circolo si è spostato poco lontano, e occupa alcuni locali della canonica, mentre la vecchia locanda è diventata l'Ostello.

 

 

 

 

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aggiornato il 05-03-15 by benvenidos